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La
Chiesa parrocchiale, dedicata a San Vittore, è in stile
gotico lombardo e risale al 1392, quando l’edificio
precedente, risalente almeno al 1122, venne completamente
riedificato.
La facciata originaria è stata in parte deturpata da
un porticato in finto stile gotico, risalente in realtà
ai lavori di ristrutturazione del 1860.
L’interno della chiesa è diviso in tre navate,
divise da pesanti pilastri massicci che sorreggono le volte
a crociera costolonate.
Sul soffitto, nelle chiavi di volta, sono visibili dei medaglioni
di terracotta con bassorilievi raffiguranti Sant’Ambrogio,
Santa Caterina d’Alessandria, il Cristo benedicente,
San Vittore a cavallo e San Giovanni Battista. L’altar
maggiore, settecentesco, è in marmi policromi. Degni
di nota anche l’abside rettangolare che ospitava il
coro (attualmente in fase di restauro), la sagrestia con gli
arre di
lignei e l’organo costruito dai Prestinari.
Ma le opere d’arte più importanti sono senz’altro
i due notevoli affreschi datati 1485, dei quali uno risulta
firmato, l’altro attribuito al pittore milanese Ambrogio
Bevilacqua, seguace di Vincenzo Foppa. Il primo si trova a
circa metà della navata sinistra, nella sua collocazione
originaria e raffigura i santi Rocco (al centro), Sebastiano
e Cristoforo (ai lati).
Sullo sfondo, in alto, è possibile intravedere il castello
(a sinistra) e la stessa chiesa di San Vittore così
come dovevano apparire nel 1485. Il secondo affresco, attualmente
sistemato nella cappella della Madonna del Carmine, a destra
dell’altare maggiore, raffigura una Madonna in trono
con il Bambino, i santi Giovanni Battista (a destra ) e Antonio
(a sinistra) con i due offerenti inginocchiati, i nobili locali
Nicola degli Oddoni con la moglie Antonia Osio.
Si tratta, come si usava allora, di dipinti votivi offerti
alla chiesa dai fedeli in anni in cui dilagavano le epidemie
di peste, contro le quali si invocava appunto la protezione
dei santi raffigurati.
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