La storia del castello sintetizza nelle sue vicende, alquanto
complesse e tormentate, la storia stessa del paese e del
territorio, dai tempi delle invasioni barbariche all'epoca
contemporanea.
La più antica notizia relativa al castello di Landriano
risale all'anno 1037, ma è molto probabile che esso
sia in realtà anche più antico. Non può
essere infatti del tutto casuale che poco distante dall'edificio
attuale siano venuti alla luce, alla fine del secolo scorso,
alcuni importanti reperti di oreficeria ostrogota del VI
secolo, evidentemente appartenenti a qualche personaggio
locale dì alto rango.
Il contesto di tali ritrovamenti sembra in effetti indicare,
fino dai tempi della guerra gotica, l'esistenza di un "castrum",
insediamento fortificato, sulle rive del Lambro Meridionale,
corso d'acqua che allora fungeva da confine politico e militare
tra gli ostrogoti, che avevano il loro centro a Pavia, ed
i bizantini che controllavano invece il territorio di Milano.
Nei secoli successivi Landriano conservò a lungo
questa funzione di caposaldo strategico sulla frontiera
tra Milano e Pavia, diventando già prima del mille
un importante avamposto dell'espansione milanese. In tale
situazione il castello ed il paese furono sottoposti a frequenti
azioni militari degli imperatori tedeschi provenienti dalla
ghibellina Pavia.
La prima notizia del castello, risalente al 1037, riguarda
appunto la sua prima distruzione da parte dell'imperatore
Corrado il Salico in lotta contro i milanesi. Feudatari
e castellani fin da quei tempi erano i Capitani de Landriano,
potenti nobili milanesi che assunsero quale stemma l'effigie
del castello merlato e turrito, così come appare
in alcuni preziosi sigilli d'avorio della famiglia.
Più tardi, l'immagine del castello, simbolo della
loro giurisdizione sul territorio, fu sormontata dall'aquila
imperiale, a seguito di riconoscimenti e privilegi concessi
ai Landriani da Ludovico il Bavaro (1329).
Particolarmente rilevante fu il ruolo del castello ai tempi
delle guerre del Barbarossa, quando l'edificio venne più
volte attaccato e distrutto, ma anche fatto ricostruire
ancora più possente dall'imperatore, che vi risiedette
più volte mentre era intento alla distruzione di
Milano (1162).
Nuovamente danneggiato da Federico II e da Giovanni, re
di Boemia, esso venne comunque conservato dai milanesi quale
fortezza di confine a guardia del vicino canale Ticinello,
che segnava il controverso confine tra i territori delle
due città in lotta.
Nel 1449 il condottiero Antonio Landriani ospitò
in paese Francesco Sforza, mentre con il suo esercito costui
era intento ad assediare Milano. Landriano e il suo castello
furono quindi gravemente coinvolti nei successivi conflitti
tra gli spagnoli e i francesi, allora in lotta per contendersi
il ducato, particolarmente negli anni tra il 1522 ed il
1529.
In tale periodo, nell'area antistante il castello, sorse
un grande alloggiamento o campo fortificato per ospitare
i numerosissimi soldati degli eserciti occupanti, i quali
si scontrarono appunto proprio nei pressi di questo accampamento,
nella battaglia del 21 giugno 1529 di cui parla ampiamente
Francesco Guicciardini nella sua Storia d'Italia. In quegli
anni assai travagliati furono ospiti del castello personaggi
illustri del tempo, come Francesco Maria della Rovere, duca
d'Urbino, generale dei veneziani, ed i capitani francesi
Lautrec e Saint Pol, quest'ultimo sconfino e catturato dagli
spagnoli nella suddetta battaglia.
Ma nei periodi di pace frequentarono il castello anche importanti
personaggi della cultura del tempo, come il frate novelliere
Matteo Bandello, amico di famiglia dei nobili Landriani.
Con il declino degli Sforza, tuttavia, alla famiglia Landriani,
ormai decaduta, si sostituì quella dei Taverna, legata
ai nuovi dominatori spagnoli.
Al gran cancelliere Francesco Taverna, dal 1536 conte di
Landriano, risalgono i grandi lavori di ristrutturazione
che subì l'edificio perdendo del tutto il suo originario
aspetto di fortezza per assumere quello di una maestosa
residenza rinascimentale di campagna, con vasti saloni affrescati
e decorati da grottesche.
Risale appunto a quegli anni lo studiolo personale di F.
Taverna, decorato con immagini legate alle vicende del personaggio.
Nei secoli successivi gli ulteriori interventi operati non
riuscirono comunque a risolvere il problema delle dimensioni
eccessive e poco funzionali ormai alla destinazione residenziale
dell'edificio, che subì un progressivo processo di
abbandono e di degrado.
Nel 1859, durante la Seconda Guerra di Indipendenza, l'edificio
venne occupato dalle truppe austriache in ritirata dopo
la sconfitta di Magenta e coinvolto in alcune scaramucce
che culminarono nel combattimento di Melegnano dell'8 giugno.
Negli anni della Seconda Guerra mondiale, infine, il castello
venne utilizzato come base dalle truppe tedesche di occupazione
(1943) e successivamente dalle formazioni partigiane locali
del C.L.N., durante la Resistenza.